Giofà il servo del Re

BMG Records 1993

C’è ancora spazio per le favole? Si direbbe di sì, soprattutto se propongono metafore adatte ai nostri stralunati tempi.
Raccogliendo una modalità tipica del mondo folk, Ambrogio Sparagna, organettista e compositore tra i più attivi ed appassionati nel campo della musica etnica, ha dato un seguito alla sua ricerca di ampie strutture, maliziosamente vicine alla dimensione d’ opera, in cui far confluire le sue tante idee. E ha prodotto Giofà, il servo del re, favola musicale già proposta con molto successo in alcune occasioni teatrali (ha debuttato nell’ aprile scorso all’ Olimpico di Roma nella stagione della Filarmonica), e oggi finalmente diventata un disco per edizione della Bmg.
Qui la metafora è abbastanza evidente: Giofà è un giullare di corte, cacciato dal suo re, e brutalmente restituito alla strada. Questo espediente narrativo consente al protagonista e al pubblico con lui, di scoprire con stupore e meraviglia il sapore della realtà, dei suoi suoni, della sua poesia, della sua umanità. Fuori dal palazzo la vita prorompe e con essa una possibilità di libertà che Giofà raccoglie con entusiasmo.
Alla fine sarà lui a rifiutare la prigione del fatuo e irreale ambiente di corte. Impossibile non pensare a quello che sta accadendo nell’ ambito della musica popolare italiana. Per realizzare questo lineare percorso Sparagna ha usato un vastissimo campo musicale, un ensemble costruito da un attore, Gianni Iacobacci nella parte di Giofà, e poi voci, fiati, corde, percussioni e ovviamente l’ organetto, lo strumento intorno al quale ha edificato la sua sempre più ricca rielaborazione.
Sono pezzi nuovi, composti, ma come dice Sandro Portelli nella presentazione del disco, sembra siano sempre esistiti, se non altro per il loro stretto senso di appartenenza al mondo folklorico. Dalla ricerca filologica Sparagna è passato brillantemente al nuovo, riannodando fili che si erano dispersi nel letargo degli anni Ottanta, quando sembrava che tutte le acquisizioni portate dal folk revival si fossero disperse senza lasciare traccia. Ed oggi questo processo di riscoperta è tanto più importante se consideriamo che da tutt’ altre vie si sta affacciando un nuovo folk metropolitano, col quale prima o poi sarebbe opportuna un’ integrazione.
Grazie a questo lo stile folk, in un clima di forte artificialità della musica popolare, si ripropone di nuovo come possibilità espressiva autentica, credibile, come linfa e sostegno della nuova creatività. Un ensemble così complesso, del resto, consente all’ opera di muoversi con elegante mobilità in diverse tecnologie della musica, che in questo caso si farebbe fatica a definire anche come rigidamente folklorica. Ci sono danze, elegie sofferte, sfrenati momenti di collettivo, ma emergono anche strumenti come il clarinetto, la chitarra barocca, e anche alcune soluzioni vocali che estendono di molto l’ origine tradizionale.
In un paio di casi, grazie anche alla stupefacente voce di Lucilla Galeazzi, abbiamo delle vere e proprie canzoni, o meglio qualcosa che oggi potrebbe essere presentato nel panorama italiano come valida alternativa a certi consunti schemi compositivi. Soprattutto in Canzone pe’ Jacuruzingaru e Strana è, questa possibilità diventa altamente suggestiva e se fossimo in un paese almeno un poco più ricettivo alla musica ‘ altra’ potrebbero diventare due canzoni di successo. Forse è troppo sperarlo, ma di sicuro sono due brani destinati a rimanere come caposaldi di una nuova idea della canzone folk. Il disco, inutile dirlo, è totalmente acustico, tutto affidato alle preziose sonorità di strumenti come l’ organetto, gli archi e i plettri, e ovviamente le voci; e a questo proposito va lodato l’ eccezionale lavoro tecnico che ha restituito su disco questa musica nei suoi esatti valori timbrici.
La ricerca di Ambrogio Sparagna non si ferma, la sua nuova opera si intitola ‘ Voci nell’ aria’ , ed è una cantata per un ensemble assai numeroso: oltre settanta musicisti fra voci, soli, coro polifonico, percussioni ed orchestra d’ organetti.

Gino Castaldo – Repubblica – 1993

Ti potrebbe interessare anche...


Fatal error: Call to undefined function wc_get_product() in /web/htdocs/www.ambrogiosparagna.it/home/wp-content/plugins/woocommerce-improved-external-products/wc-improved-external-products.php on line 177